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Aprile 2022

CHI CREA LA GRAFICA CHE VEDIAMO AL CINEMA? IL GRAPHIC DESIGN NEI FILM

CHI CREA LA GRAFICA CHE VEDIAMO AL CINEMA? IL GRAPHIC DESIGN NEI FILM

Ti sei mai chiesto chi crea la grafica che vediamo nei film? Manifesti, giornali, libri, lettere, mappe, insegne, biglietti, confezioni e documenti che compaiono sullo schermo non sono quasi mai elementi casuali. Dietro molti di questi oggetti c’è il lavoro di graphic designer specializzati nel cinema, professionisti capaci di contribuire alla costruzione dell’identità visiva di un film.

MinaLima, Annie Atkins e Ross MacDonald sono alcuni dei nomi più conosciuti in questo settore. Forse non tutti li riconoscono immediatamente, ma basta citare la Mappa del Malandrino di Harry Potter, le scatole della pasticceria Mendl’s di Grand Budapest Hotel o alcuni dei documenti storici creati per film e serie televisive per comprendere quanto il loro lavoro possa diventare parte dell’immaginario cinematografico.

La grafica nel cinema ha infatti un compito fondamentale: rendere credibile il mondo che appare davanti allo spettatore.

Il ruolo del graphic designer nel cinema

Una produzione cinematografica coinvolge moltissimi professionisti e il dipartimento artistico è responsabile della costruzione dell’universo visivo nel quale si muovono i personaggi.

Scenografie, costumi, oggetti e decorazioni devono essere coerenti con l’epoca, il luogo e lo stile narrativo del film. All’interno di questo processo trova spazio anche il graphic design cinematografico.

Il graphic designer può essere chiamato a progettare tutto ciò che contiene una componente grafica destinata ad apparire in scena: giornali, libri, lettere, manifesti pubblicitari, loghi di aziende immaginarie, packaging, etichette, banconote, biglietti, mappe, insegne, documenti e molto altro.

Nel settore questi elementi vengono spesso indicati come graphic props, ovvero oggetti grafici di scena progettati appositamente per la produzione.

Il loro ruolo può sembrare secondario, ma non lo è affatto. Una confezione con una grafica sbagliata, un carattere tipografico appartenente a un’altra epoca o un documento poco realistico possono compromettere la credibilità di una scena.

Graphic props: quando la grafica diventa parte della storia

Creare la grafica per un film significa molto più che realizzare un bel progetto al computer.

I designer che lavorano nel cinema devono conoscere tipografia, tecniche di stampa, carta, materiali, storia del design e lavorazioni artigianali. In alcuni casi devono ricostruire oggetti appartenenti a epoche molto lontane, cercando di renderli il più possibile autentici.

Un libro antico, per esempio, non deve soltanto avere una copertina coerente con il periodo storico. Potrebbe dover sembrare letto centinaia di volte, presentare annotazioni, pagine consumate, macchie o imperfezioni.

Una lettera del Seicento deve avere carta, calligrafia e inchiostro credibili. Un quotidiano ambientato diversi decenni fa deve rispettare il linguaggio grafico e tipografico di quell’epoca.

È proprio qui che graphic design e artigianato si incontrano.

E quando il film appartiene a un universo fantastico, il compito diventa ancora più interessante: il designer non deve ricostruire qualcosa che è realmente esistito, ma inventare un mondo completamente nuovo facendolo apparire autentico.

MinaLima: il graphic design di Harry Potter

Uno degli esempi più famosi di graphic design nel cinema è rappresentato dall’universo di Harry Potter.

Dietro moltissimi degli elementi grafici presenti nei film ci sono Miraphora Mina ed Eduardo Lima, fondatori dello studio MinaLima.

Il loro lavoro ha contribuito in maniera determinante alla costruzione dell’identità visiva del mondo magico. MinaLima ha trasformato idee e descrizioni presenti nei libri di J.K. Rowling in oggetti concreti capaci di apparire credibili davanti alla macchina da presa.

Tra le loro creazioni più conosciute troviamo la Mappa del Malandrino, la Gazzetta del Profeta, Il Cavillo, i documenti del Ministero della Magia e numerosi materiali legati alla Coppa del Mondo di Quidditch.

Ogni elemento possiede un proprio linguaggio grafico, una tipografia e uno stile coerenti con il mondo al quale appartiene.

Ed è proprio questa coerenza a rendere il lavoro particolarmente efficace.

Lo spettatore non vede semplicemente un giornale o una mappa: vede un oggetto che sembra realmente provenire dall’universo di Harry Potter.

Annie Atkins e la grafica di Grand Budapest Hotel

Un’altra figura fondamentale del graphic design cinematografico è Annie Atkins, conosciuta soprattutto per il suo lavoro in Grand Budapest Hotel di Wes Anderson.

Nel cinema di Anderson l’estetica ha un’importanza enorme. Colori, simmetrie, scenografie, costumi e tipografia contribuiscono alla costruzione di un universo immediatamente riconoscibile.

Anche il più piccolo elemento grafico deve quindi essere progettato con grande attenzione.

Per Grand Budapest Hotel, Annie Atkins ha lavorato alla realizzazione di numerosi oggetti di scena, dai documenti alle lettere, fino alle celebri confezioni rosa della pasticceria Mendl’s.

Sono dettagli che potrebbero apparire marginali, ma che contribuiscono enormemente all’identità visiva del film.

Prima della collaborazione con Wes Anderson, Atkins aveva già maturato esperienza in produzioni cinematografiche e televisive, lavorando anche a serie ambientate in epoche storiche come The Tudors.

Il suo lavoro dimostra perfettamente quanto sia importante la ricerca nella grafica per il cinema: ogni documento deve sembrare appartenere realmente al luogo e al periodo storico rappresentati.

Perché la grafica nei film è così importante?

La funzione della grafica cinematografica non è semplicemente decorativa.

Un manifesto appeso a una parete può raccontarci qualcosa sull’epoca in cui è ambientato il film. Un logo può suggerire la personalità di un’azienda immaginaria. Una confezione può aiutarci a capire il contesto sociale nel quale vive un personaggio.

Persino una lettera che compare sullo schermo per pochi secondi può contenere informazioni fondamentali per la storia.

Il graphic design diventa quindi parte della narrazione cinematografica.

Quando tutti questi elementi sono progettati correttamente, lo spettatore difficilmente si ferma a pensare che qualcuno li abbia creati appositamente per quella scena. Li accetta semplicemente come parte di quel mondo.

Ed è forse proprio questa la dimostrazione migliore di un buon lavoro di design.

Il graphic design che non notiamo, ma ricordiamo

Alcuni elementi grafici creati per il cinema sono diventati talmente riconoscibili da superare i confini del film stesso.

La Mappa del Malandrino, la Gazzetta del Profeta o le confezioni Mendl’s non sono più semplici oggetti di scena: sono diventati parte dell’identità delle opere alle quali appartengono.

Questo dimostra quanto grafica, branding e cinema possano essere strettamente collegati. Anche un universo immaginario ha bisogno di una propria identità visiva, fatta di colori, caratteri tipografici, simboli, loghi e regole grafiche coerenti.

La prossima volta che guardi un film, prova quindi a osservare ciò che normalmente rimane sullo sfondo. Un’insegna, un giornale, un’etichetta, una confezione o una semplice lettera possono raccontare una storia ancora prima che lo facciano i personaggi.

È questo il potere del graphic design nel cinema: quando è fatto bene, forse non te ne accorgi. Ma contribuisce a rendere credibile e memorabile tutto ciò che vedi.