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Giugno 2022

PSICOLOGIA DEL COLORE: SIGNIFICATO DEI COLORI E COME USARLI NEL BRANDING

PSICOLOGIA DEL COLORE: SIGNIFICATO DEI COLORI E COME USARLI NEL BRANDING

Quando osserviamo un logo, un packaging, un sito web o una pubblicità, il colore è spesso uno dei primi elementi che percepiamo.

Non è quindi soltanto una scelta estetica.

Nel branding il colore contribuisce a rendere un marchio riconoscibile, a costruirne la personalità e a creare determinate aspettative nel pubblico.

Pensiamo alla facilità con cui associamo alcuni brand ai loro colori anche senza vedere il logo completo. Questo accade perché, attraverso un utilizzo coerente e ripetuto nel tempo, il colore può diventare uno degli elementi più distintivi di un’identità visiva.

Ma cosa significa davvero parlare di psicologia del colore?

E soprattutto: esistono colori capaci di farci provare automaticamente determinate emozioni?

La risposta è più complessa di quanto molti schemi presenti online lascino immaginare.

Cos’è la psicologia del colore?

La psicologia del colore studia il rapporto tra colore, percezione ed esperienza umana.

I colori possono influenzare il modo in cui percepiamo un ambiente, un prodotto o una comunicazione, ma il loro significato non è sempre universale.

La nostra risposta a un colore può dipendere da numerosi fattori:

cultura, esperienze personali, contesto, età, settore merceologico e associazioni costruite nel tempo.

Per questo sarebbe troppo semplice affermare, per esempio, che il blu significa sempre fiducia o che il rosso provoca necessariamente energia e passione.

Queste associazioni possono esistere e risultare utili nella progettazione, ma non devono essere considerate regole matematiche.

Nel branding ciò che conta è soprattutto capire come un colore funziona all’interno di un determinato contesto.

Perché il colore è importante nel branding?

Il colore svolge diverse funzioni all’interno di un’identità di marca.

Può aiutare un brand a distinguersi dalla concorrenza, renderlo più riconoscibile e contribuire alla costruzione della sua personalità.

Un colore può far apparire un prodotto più elegante, giovane, tecnologico, naturale, energico o istituzionale.

Ma difficilmente lo farà da solo.

Il significato nasce dall’interazione tra diversi elementi:

logo, tipografia, immagini, tono di voce, packaging, settore e comunicazione complessiva del brand.

Per questo scegliere i colori di un marchio non dovrebbe significare semplicemente domandarsi:

“Qual è il mio colore preferito?”

La domanda più utile è:

“Quale sistema cromatico aiuta questo brand a comunicare ciò che vuole rappresentare?”

Colore e riconoscibilità del marchio

Uno degli aspetti più importanti del colore nel branding è la riconoscibilità.

Quando un’azienda utilizza in maniera coerente la stessa palette su logo, sito web, packaging, comunicazione pubblicitaria e materiali aziendali, quei colori iniziano progressivamente a essere associati al marchio.

È lo stesso principio che vale per una forma, un simbolo o un carattere tipografico distintivo.

La forza non deriva necessariamente dal colore in sé.

Deriva dalla coerenza con cui viene utilizzato nel tempo.

Un’identità visiva efficace non cambia palette continuamente seguendo le mode.

Costruisce invece un linguaggio cromatico riconoscibile e capace di adattarsi ai diversi supporti.

I colori influenzano davvero le decisioni di acquisto?

Il colore può influenzare la percezione di un prodotto e contribuire a orientare le nostre aspettative.

Un packaging scuro e minimale, per esempio, può essere interpretato come più premium rispetto a uno caratterizzato da colori molto accesi e giocosi.

Ma questo non significa che esista un colore capace di generare automaticamente un acquisto.

Le decisioni dei consumatori dipendono da molti fattori:

prezzo, qualità percepita, notorietà del brand, necessità, esperienza precedente, packaging, messaggio pubblicitario e contesto di acquisto.

Il colore è quindi uno degli elementi della comunicazione, non una formula psicologica capace di controllare il comportamento.

Questa distinzione è importante perché nel marketing circolano spesso semplificazioni come:

“Il rosso fa comprare.”

“Il blu crea fiducia.”

“Il verde comunica sempre natura.”

Possono essere associazioni utili come punto di partenza, ma un progetto di branding professionale deve andare molto oltre.

Colori caldi e colori freddi

Una delle classificazioni più conosciute divide i colori in caldi e freddi.

Tra i colori caldi troviamo generalmente rosso, arancione e giallo.

Tra quelli freddi troviamo soprattutto blu, verde e alcune tonalità di viola.

I colori caldi vengono spesso percepiti come più energici, dinamici e vicini, mentre quelli freddi possono risultare più tranquilli, distanti o istituzionali.

Anche in questo caso, però, il significato dipende dalla tonalità e dal contesto.

Un rosso scuro può comunicare eleganza e autorevolezza.

Un rosso brillante può sembrare sportivo o energico.

Un azzurro può risultare leggero e amichevole, mentre un blu molto scuro può apparire serio e istituzionale.

Non basta quindi scegliere “il blu”.

Bisogna scegliere quale blu, in quale combinazione e per quale brand.

Il significato dei colori cambia con il contesto

Un altro errore frequente consiste nel considerare i colori come se avessero un significato fisso.

Prendiamo il verde.

Può essere associato alla natura, alla sostenibilità e al benessere.

Ma può anche ricordare il mondo finanziario, quello sportivo o un’identità fortemente tecnologica.

Lo stesso vale per il nero.

Può comunicare lusso ed eleganza, ma anche forza, minimalismo o ribellione.

Il significato di un colore deriva quindi dalla relazione con gli altri elementi della comunicazione.

È il sistema visivo complessivo a costruire la percezione del brand.

Come scegliere i colori di un brand

La scelta cromatica dovrebbe partire dalla strategia, non dal gusto personale.

Prima di costruire una palette è utile comprendere:

chi è il pubblico, come è posizionato il brand, quali sono i concorrenti, quali valori vuole comunicare e su quali supporti verrà utilizzata l’identità.

Solo dopo queste valutazioni ha senso iniziare a selezionare i colori.

Un brand potrebbe scegliere tonalità simili a quelle utilizzate nel proprio settore per risultare immediatamente riconoscibile.

Oppure potrebbe fare esattamente il contrario e utilizzare una palette insolita per differenziarsi.

Non esiste una soluzione valida per tutti.

Esiste quella più coerente con la personalità e la strategia del marchio.

Il colore non lavora mai da solo

Uno degli errori più frequenti nel branding è attribuire al colore un potere eccessivo.

Un blu non rende automaticamente affidabile un’azienda.

Un verde non rende automaticamente sostenibile un prodotto.

Un nero non rende automaticamente premium un brand.

Perché una determinata percezione si consolidi, il colore deve essere coerente con tutto il resto.

Un brand che vuole comunicare lusso dovrà lavorare anche su tipografia, materiali, fotografia, tono di voce, packaging e qualità dell’esperienza.

Il colore rafforza il messaggio.

Non può sostituirlo.

Psicologia del colore e identità visiva

La vera forza della psicologia del colore nel branding non consiste quindi nel trovare una formula capace di manipolare le emozioni del consumatore.

Consiste nel comprendere come il colore possa contribuire a creare una identità visiva coerente, riconoscibile e adatta al pubblico.

Il designer deve conoscere le associazioni comunemente legate ai colori, ma deve anche saperle mettere in discussione quando il progetto lo richiede.

Perché scegliere il colore giusto non significa seguire una tabella.

Significa costruire un sistema visivo nel quale ogni elemento abbia una ragione.

Quale significato hanno i singoli colori?

Rosso, blu, verde, giallo, arancione, viola, nero, bianco e tutte le loro infinite tonalità possono assumere significati molto diversi nel branding.

Nel prossimo approfondimento analizzeremo i principali colori uno per uno, osservando le associazioni più comuni, i possibili significati positivi e negativi e il modo in cui possono essere utilizzati nella comunicazione di un marchio.

Perché non esiste semplicemente il colore “migliore”.

Esiste il colore più adatto a ciò che un brand vuole essere, comunicare e far ricordare.