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Ottobre 2022

LA VERA STORIA DI BABBO NATALE: DALLE ORIGINI DI SAN NICOLA A SANTA CLAUS

LA VERA STORIA DI BABBO NATALE: DALLE ORIGINI DI SAN NICOLA A SANTA CLAUS

Barba bianca, abito rosso, cappello, stivali, slitta e renne. Bastano pochissimi elementi per riconoscere immediatamente Babbo Natale, uno dei personaggi più universali della cultura popolare.

Ma l’immagine che conosciamo oggi non è sempre esistita.

Dietro Babbo Natale si nasconde una storia lunga quasi duemila anni, nella quale si intrecciano un santo cristiano, antiche tradizioni europee, leggende popolari, letteratura, illustrazione e pubblicità.

E c’è anche un grande equivoco da chiarire: Coca-Cola non ha inventato Babbo Natale.

Allora da dove arriva davvero?

Chi era veramente San Nicola?

All’origine della storia di Babbo Natale troviamo San Nicola, figura cristiana vissuta tra il III e il IV secolo.

Nicola fu vescovo di Myra, nell’attuale Turchia, e sarebbe morto intorno alla metà del IV secolo.

Le informazioni storicamente certe sulla sua vita sono limitate e molti degli episodi che lo riguardano appartengono alla tradizione sviluppatasi nei secoli successivi.

La sua figura divenne però estremamente popolare nel mondo cristiano e fu progressivamente associata alla generosità, alla protezione dei più deboli e soprattutto ai bambini.

Ed è proprio da qui che comincia il lungo viaggio che porterà, molti secoli dopo, alla nascita di Babbo Natale.

Perché San Nicola è associato ai regali?

Una delle leggende più conosciute racconta di un uomo caduto in povertà che non aveva denaro sufficiente per garantire un futuro alle proprie tre figlie.

Nicola avrebbe deciso di aiutarlo segretamente, lasciando durante la notte delle somme di denaro nella casa della famiglia.

Secondo alcune versioni della storia, il denaro sarebbe stato gettato attraverso una finestra; in altre sarebbe finito all’interno di calze lasciate ad asciugare.

È facile riconoscere alcuni elementi che ritroveremo molti secoli più tardi nelle tradizioni natalizie: la notte, il dono segreto e qualcosa lasciato all’interno della casa senza che il benefattore venga visto.

Non possiamo considerare questi racconti una cronaca storica della vita di Nicola, ma furono fondamentali nella costruzione della sua immagine di santo generoso.

San Nicola e i bambini

Il legame con i bambini deriva anche da altre leggende medievali.

Una delle più celebri racconta di tre giovani uccisi da un oste e successivamente riportati in vita da San Nicola.

Il racconto assunse forme differenti nel corso dei secoli e contribuì a trasformare Nicola nel protettore dei bambini.

Da qui nacquero numerose tradizioni popolari europee nelle quali il santo visita i bambini e porta loro piccoli regali o dolci.

La festa di San Nicola si celebra tradizionalmente il 6 dicembre e questa usanza è ancora molto sentita in diverse zone d’Europa.

Come le reliquie di San Nicola arrivarono a Bari

Un momento fondamentale nella diffusione del culto di San Nicola avvenne nel 1087, quando marinai provenienti da Bari portarono le sue reliquie da Myra alla città pugliese.

A Bari fu successivamente costruita la Basilica di San Nicola, che divenne uno dei principali luoghi di culto dedicati al santo.

La fama di San Nicola continuò così a diffondersi in Europa e il santo divenne patrono di numerose categorie e città.

Ma per arrivare a Babbo Natale dobbiamo spostarci più a nord.

Da San Nicola a Sinterklaas

Nei Paesi Bassi San Nicola divenne Sint-Nicolaas, successivamente abbreviato nella forma popolare Sinterklaas.

La tradizione olandese conserva ancora oggi molti elementi legati alla figura del santo.

Sinterklaas arriva con abiti episcopali, porta doni ai bambini e viene celebrato soprattutto tra il 5 e il 6 dicembre.

Quando comunità olandesi si stabilirono nel Nord America, portarono con sé anche parte delle proprie tradizioni.

Nel corso del tempo il nome Sinterklaas contribuì alla formazione dell’inglese Santa Claus.

Ma il personaggio americano avrebbe presto cominciato ad assumere caratteristiche molto differenti da quelle del vescovo europeo.

Come Santa Claus diventò Babbo Natale

La trasformazione avvenne progressivamente soprattutto durante il XIX secolo.

Un ruolo importante fu svolto dalla letteratura americana.

Nel poema A Visit from St. Nicholas, pubblicato anonimamente nel 1823 e conosciuto anche come ‘Twas the Night Before Christmas, San Nicola viene descritto come un personaggio allegro che arriva durante la notte della vigilia, viaggia su una slitta trainata da renne ed entra nelle case attraverso il camino.

Molti degli elementi che oggi associamo immediatamente a Babbo Natale erano ormai presenti.

Ma mancava ancora qualcosa di fondamentale: un’immagine visiva universalmente riconoscibile.

Come nasce l’immagine moderna di Babbo Natale

Nella seconda metà dell’Ottocento un illustratore ebbe un ruolo fondamentale nell’evoluzione visiva di Santa Claus: Thomas Nast.

A partire dagli anni Sessanta dell’Ottocento, Nast realizzò numerose illustrazioni natalizie per la rivista americana Harper’s Weekly.

Il suo Santa Claus era barbuto, corpulento e allegro.

Attraverso le sue illustrazioni contribuirono inoltre a consolidarsi elementi dell’immaginario che oggi consideriamo quasi inseparabili dal personaggio, come il suo legame con il Polo Nord.

La cosa interessante è che Babbo Natale non nacque graficamente tutto in una volta.

La sua identità si costruì progressivamente.

Illustratori differenti lo rappresentarono con abiti, colori, proporzioni e caratteristiche diverse fino a quando alcuni elementi iniziarono a diventare ricorrenti.

Coca-Cola ha inventato Babbo Natale?

È probabilmente la leggenda più famosa sulla storia di Babbo Natale.

Secondo una convinzione molto diffusa, sarebbe stata Coca-Cola a inventare il personaggio moderno e a vestirlo di rosso per richiamare i colori del proprio marchio.

La realtà è più interessante.

Babbo Natale vestito di rosso esisteva già prima delle campagne Coca-Cola.

Il personaggio era stato rappresentato in diverse forme e colori durante il XIX e l’inizio del XX secolo e il rosso era già una delle possibilità utilizzate dagli illustratori.

Coca-Cola ebbe però un ruolo enorme nel consolidare e diffondere una determinata rappresentazione di Santa Claus.

A partire dal 1931 l’illustratore Haddon Sundblom realizzò per l’azienda una lunga serie di immagini pubblicitarie.

Il suo Babbo Natale era grande, sorridente, umano, con guance rosse, barba bianca e un vistoso abito rosso bordato di bianco.

Non era più soltanto un personaggio della tradizione.

Sembrava una persona che avrebbe potuto realmente entrare in casa durante la notte di Natale.

Il ruolo di Coca-Cola nell’immagine che conosciamo oggi

Dire che Coca-Cola abbia “inventato” Babbo Natale sarebbe quindi sbagliato.

È invece corretto affermare che le campagne dell’azienda contribuirono enormemente a rendere popolare e consolidare una delle rappresentazioni moderne più riconoscibili del personaggio.

Le illustrazioni di Sundblom furono utilizzate per decenni e raggiunsero un pubblico vastissimo.

Questo è particolarmente interessante dal punto di vista della comunicazione visiva.

Coca-Cola prese un personaggio che possedeva già una storia e un immaginario molto ricchi e contribuì a rendere coerenti e memorabili alcuni dei suoi codici visivi.

Esattamente ciò che una buona identità visiva cerca di ottenere.

Perché Babbo Natale è vestito di rosso?

Non esiste quindi un singolo momento in cui qualcuno abbia deciso definitivamente che Babbo Natale dovesse essere rosso.

Il colore si affermò progressivamente attraverso illustrazioni, cartoline, libri e pubblicità.

Le campagne Coca-Cola contribuirono poi enormemente alla diffusione internazionale dell’abbinamento che oggi consideriamo quasi inevitabile:

rosso + bianco + barba bianca + figura corpulenta e sorridente.

Il successo fu tale che oggi immaginare Babbo Natale in maniera completamente diversa risulta quasi difficile.

Ed è proprio qui che la sua storia diventa particolarmente interessante per chi si occupa di design.

Babbo Natale: una delle identità visive più riconoscibili al mondo

Pensate per un momento di eliminare il nome “Babbo Natale”.

Quanto serve per riconoscerlo?

Un cappello rosso con bordo bianco.

Una barba.

Una cintura nera.

Forse una slitta o alcune renne.

Probabilmente sarebbe già sufficiente.

Da un punto di vista puramente visivo, Babbo Natale possiede qualcosa che moltissimi brand cercano di ottenere per tutta la vita: un sistema di elementi immediatamente riconoscibili anche quando il nome non compare.

Colori, forme, abbigliamento, oggetti e persino determinate situazioni costituiscono un vero e proprio codice visivo.

Naturalmente Babbo Natale non è un brand nel senso tradizionale del termine.

Ma la costruzione della sua immagine dimostra perfettamente un principio fondamentale della comunicazione: la riconoscibilità nasce dalla ripetizione coerente di alcuni elementi distintivi nel tempo.

Da San Nicola a un’icona universale

Dietro l’anziano signore vestito di rosso che ogni dicembre compare nelle strade, nelle vetrine, nelle pubblicità e nelle case si nasconde quindi una storia molto più complessa di quanto possa sembrare.

Tutto parte da San Nicola, vescovo venerato per la sua generosità.

La tradizione lo trasforma in Sinterklaas.

L’America contribuisce a trasformarlo in Santa Claus.

La letteratura gli regala slitta, renne e camino.

Gli illustratori gli costruiscono progressivamente un volto.

E la pubblicità contribuisce a rendere quell’immagine globale.

Quasi duemila anni di storia hanno trasformato una figura religiosa in una delle icone visive più riconoscibili della cultura contemporanea.

E forse questa è la curiosità più sorprendente di tutte: l’immagine di Babbo Natale non è stata progettata da una sola persona.

È il risultato di una gigantesca opera di design collettivo durata secoli.