16 CURIOSITÀ SUL GRAPHIC DESIGN CHE FORSE NON CONOSCI
STORIE, ANEDDOTI E CURIOSITÀ DELLA STORIA DEL GRAPHIC DESIGN
Il graphic design è pieno di storie, coincidenze e dettagli sorprendenti che spesso si nascondono dietro immagini diventate parte della nostra quotidianità. Dai loghi più famosi ai caratteri tipografici che utilizziamo ogni giorno, passando per grandi designer, manifesti storici e simboli entrati nell’immaginario collettivo.
Abbiamo raccolto 16 curiosità sul graphic design che raccontano alcuni aspetti meno conosciuti della storia della grafica e della comunicazione visiva. Alcune risalgono a migliaia di anni fa, altre riguardano marchi che probabilmente vedete ogni giorno. Quante ne conoscevate già?

1. La comunicazione visiva esiste da migliaia di anni
Molto prima della scrittura, l’uomo utilizzava immagini e simboli per rappresentare ciò che vedeva e, probabilmente, per trasmettere significati. Le celebri pitture rupestri delle grotte di Lascaux, nel sud-ovest della Francia, rappresentano uno degli esempi più straordinari di questa antichissima forma di comunicazione attraverso le immagini.
La datazione esatta delle opere è ancora oggetto di studi e interpretazioni, ma le testimonianze presenti nella grotta risalgono al Paleolitico superiore. Pensare a queste immagini come al “primo graphic design” sarebbe naturalmente una forzatura, ma mostrano quanto sia antico il bisogno umano di comunicare visivamente.
2. Garamond è il nome di una persona
Utilizziamo il nome Garamond per identificare una delle famiglie tipografiche più famose della storia, ma dietro quel nome c’era un uomo: Claude Garamond, incisore e tipografo francese del XVI secolo.
Le sue lettere romane contribuirono enormemente allo sviluppo della tipografia europea e i caratteri che oggi chiamiamo Garamond derivano, attraverso diverse reinterpretazioni, dal suo lavoro. Una dimostrazione di come un designer possa continuare a influenzare la comunicazione visiva a quasi cinque secoli di distanza.
3. Paul Rand non si chiamava Paul Rand
Uno dei nomi più importanti nella storia del graphic design americano nacque con un nome molto diverso: Peretz Rosenbaum.
Divenuto celebre come Paul Rand, progettò alcune delle identità aziendali più importanti del Novecento, tra cui quelle di IBM e UPS. Il suo lavoro contribuì in maniera decisiva ad avvicinare il modernismo europeo alla comunicazione commerciale americana.
4. Lo Zio Sam non fu il primo a puntare il dito
Il celebre manifesto americano con lo Zio Sam che punta il dito verso l’osservatore e la frase “I Want You for U.S. Army” è una delle immagini propagandistiche più riconoscibili della storia.
Fu realizzato da James Montgomery Flagg, ma l’idea aveva un importante precedente britannico: il manifesto di reclutamento con Lord Kitchener realizzato da Alfred Leete durante la Prima guerra mondiale.
Un ottimo esempio di come anche le immagini diventate iconiche possano nascere dall’evoluzione di idee visive precedenti.
5. L’Uomo Michelin si chiama Bibendum
Quello che tutti conosciamo come Omino Michelin ha un vero nome: Bibendum.
Il personaggio nacque alla fine dell’Ottocento dall’idea di trasformare una pila di pneumatici in una figura umana. Nei primi manifesti era molto diverso dall’amichevole personaggio attuale: portava occhiali, fumava un sigaro e appariva mentre beveva da una coppa contenente chiodi e vetri, simbolo della resistenza degli pneumatici Michelin.
Il nome deriva dalla frase latina “Nunc est bibendum”, ovvero “ora bisogna bere”.
6. Georgia deve il suo nome a un titolo piuttosto curioso
Il carattere Georgia, progettato da Matthew Carter negli anni Novanta per essere particolarmente leggibile sugli schermi, nasconde una curiosità nel proprio nome.
Secondo la storia legata alla sua creazione, il nome sarebbe stato ispirato da un titolo apparso durante il processo di sviluppo del carattere che parlava di “teste aliene trovate in Georgia”.
Un’origine decisamente insolita per uno dei font più conosciuti dell’era digitale.
7. La silhouette del logo NBA è ispirata a Jerry West
Per anni si è discusso sull’identità del giocatore rappresentato nel celebre logo NBA.
Non si tratta di Michael Jordan. Il designer Alan Siegel si ispirò a una fotografia del giocatore Jerry West, trasformandone il movimento in una silhouette essenziale.
È uno degli esempi più interessanti di come una fotografia possa diventare la base per costruire un simbolo grafico riconoscibile in tutto il mondo.
8. Il bambino del logo DreamWorks esiste davvero
Il bambino seduto sulla luna mentre pesca è diventato uno dei simboli più riconoscibili del cinema.
Il logo DreamWorks nacque da un’idea di Steven Spielberg e fu sviluppato visivamente dall’illustratore Robert Hunt. Per la figura del bambino, Hunt utilizzò come modello suo figlio William.
Dietro una delle immagini più conosciute di Hollywood si nasconde quindi una piccola storia familiare.
9. Avant Garde nacque prima come logo e poi come carattere
Il celebre ITC Avant Garde Gothic non nacque inizialmente come una normale famiglia tipografica.
Herb Lubalin sviluppò il particolare lettering per la testata della rivista Avant Garde. Il successo di quelle forme geometriche e delle caratteristiche legature fu tale che molti designer iniziarono a chiedere di poter utilizzare il carattere.
Lubalin e Tom Carnase svilupparono quindi quell’idea trasformandola in una vera famiglia tipografica, commercializzata da ITC a partire dagli anni Settanta.
10. Il logo Coca-Cola nasce dalla scrittura Spencerian
Uno dei loghi più famosi della storia non nacque scegliendo semplicemente un font da un catalogo.
Nel 1886 Frank M. Robinson, contabile e socio di John Pemberton, suggerì il nome Coca-Cola e lo scrisse utilizzando una forma elaborata di Spencerian Script, uno stile calligrafico molto diffuso negli Stati Uniti nel XIX secolo.
Il marchio ha subito alcuni cambiamenti nel corso della sua storia, ma quella scrittura fluida è rimasta uno degli elementi fondamentali dell’identità Coca-Cola.
11. Il Gran Sigillo degli Stati Uniti richiese sei anni di lavoro
La storia del Great Seal of the United States è più complessa di quanto possa sembrare.
Il processo iniziò nel 1776, quando il Congresso nominò un primo comitato incaricato di sviluppare un simbolo per la nuova nazione. Dopo diversi tentativi e tre differenti comitati, nel 1782 il compito passò a Charles Thomson, segretario del Congresso continentale.
Thomson combinò elementi provenienti dalle proposte precedenti con nuove idee e il progetto definitivo venne approvato il 20 giugno 1782.
Sei anni per arrivare al risultato finale: una consolazione per tutti i designer alle prese con clienti che chiedono “solo un’ultima modifica”.
12. La prima cartolina di Natale commerciale risale al 1843
Nel 1843 Henry Cole, che sarebbe poi diventato il primo direttore del Victoria and Albert Museum di Londra, aveva un problema molto moderno: troppe persone a cui scrivere per Natale.
Chiese quindi all’artista John Callcott Horsley di realizzare un’illustrazione che potesse essere stampata e utilizzata come augurio.
Ne furono prodotte circa mille copie e alcune vennero messe in vendita. Era nata una delle prime cartoline natalizie commerciali della storia.
13. Il Book of Kells è un capolavoro medievale di comunicazione visiva
Definire il Book of Kells “il primo libro di graphic design della storia” sarebbe inesatto, ma è certamente uno dei più straordinari esempi antichi di integrazione tra testo, decorazione, simboli e composizione della pagina.
Realizzato intorno all’VIII-IX secolo, questo manoscritto miniato è celebre per la complessità delle decorazioni, le lettere elaborate, i motivi geometrici e l’incredibile attenzione dedicata alla pagina.
Osservandolo con gli occhi di un designer contemporaneo è facile riconoscere problemi ancora attuali: gerarchia visiva, composizione, rapporto tra testo e immagine, ritmo e decorazione.
14. Prima di Gutenberg i libri venivano copiati a mano
Prima della diffusione della stampa a caratteri mobili in Europa, la produzione di un libro poteva richiedere un’enorme quantità di lavoro.
I manoscritti venivano riprodotti a mano dagli scribi e copisti, spesso all’interno di monasteri e scriptoria. Il testo, le iniziali decorate, le miniature e gli elementi ornamentali potevano richiedere competenze e professionalità differenti.
La rivoluzione introdotta dalla stampa non cambiò quindi soltanto il modo di produrre libri: trasformò radicalmente la diffusione della conoscenza e, indirettamente, la storia della comunicazione visiva.
15. 🙂 NASCE NEL 1982
Le emoticon testuali hanno un’origine precisa nella storia della comunicazione digitale.
Il 19 settembre 1982, l’informatico Scott Fahlman della Carnegie Mellon University propose di utilizzare la sequenza 🙂 per indicare i messaggi scherzosi e 🙁 per quelli seri o negativi all’interno di una bacheca elettronica universitaria.
Non inventò naturalmente l’idea di rappresentare un volto attraverso segni tipografici, che aveva precedenti più antichi, ma la sua proposta è generalmente considerata l’origine delle emoticon utilizzate nella comunicazione digitale.
Da tre semplici caratteri sarebbe nato un nuovo linguaggio visivo destinato, decenni dopo, a evolversi nell’universo delle emoji.
16. FIBONACCI: quando matematica, natura e design si incontrano
La successione di Fibonacci è una sequenza matematica nella quale ogni numero deriva dalla somma dei due precedenti: 0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13…
Relazioni riconducibili a questa sequenza possono essere osservate in diversi fenomeni naturali, per esempio nella disposizione di alcune foglie, semi e strutture vegetali.
Nel mondo dell’arte e del graphic design Fibonacci viene spesso associato alla sezione aurea, alle proporzioni e alla ricerca di composizioni armoniose. Bisogna però fare attenzione: molte delle presunte applicazioni della sezione aurea attribuite retroattivamente a opere d’arte, loghi e architetture non sono storicamente dimostrate.
Il vero insegnamento per un designer è forse più semplice: matematica, proporzione e geometria possono essere strumenti preziosi per organizzare visivamente forme e spazi.
Il graphic design è fatto anche di storie
Dietro un logo, un carattere tipografico o un’immagine che oggi consideriamo familiare possono nascondersi anni di ricerca, intuizioni casuali, esigenze pratiche e storie sorprendenti.
Conoscere la storia del graphic design non significa soltanto guardare al passato. Significa capire perché alcune immagini riescono a superare il proprio tempo, diventando parte della cultura visiva di intere generazioni.
E forse è proprio questa una delle caratteristiche più affascinanti del design: quando funziona davvero, smettiamo quasi di accorgerci che qualcuno lo ha progettato.