ARTE E DESIGN GRAFICO: DUE LINGUAGGI DIVERSI, MA QUALI SONO LE DIFFERENZE?
Il design grafico può essere considerato una forma d’arte?
È una domanda che accompagna da tempo il mondo della progettazione visiva e sulla quale designer, artisti e studiosi continuano ad avere opinioni differenti.
Arte e graphic design condividono infatti molti strumenti: immagini, colori, forme, composizione, tipografia, proporzioni e sensibilità estetica. Eppure nascono generalmente da presupposti differenti.
La distinzione principale non riguarda necessariamente la bellezza del risultato, né tantomeno la creatività di chi lo realizza.
Riguarda soprattutto lo scopo.
Un’opera d’arte può nascere dall’esigenza dell’artista di esprimere un’idea, una visione o un’emozione e può lasciare allo spettatore una grande libertà di interpretazione.
Un progetto di design grafico, invece, nasce normalmente da un problema da risolvere, da un brief e dalla necessità di comunicare qualcosa a un pubblico preciso.
Ed è proprio questa differenza a rendere arte e design due linguaggi tanto vicini quanto profondamente diversi.
Il design ha uno scopo preciso
L’arte può emozionare, provocare, interrogare o semplicemente esistere come espressione della sensibilità dell’artista.
Persone differenti possono osservare la stessa opera e attribuirle significati completamente diversi.
Nel design questa libertà interpretativa è generalmente più limitata.
Se un cartello non viene compreso, un sito non permette di trovare un’informazione o una pubblicità comunica qualcosa di diverso da ciò che l’azienda desiderava, il progetto presenta un problema.
Il design grafico è comunicazione visiva.
Forme, colori, immagini, caratteri tipografici e composizione non vengono scelti soltanto perché sono belli, ma perché devono aiutare il pubblico a comprendere un determinato messaggio.
Per questo un progetto grafico non viene valutato esclusivamente sulla base dell’estetica.
Deve soprattutto funzionare.
Il design nasce da un problema da risolvere
Prima di iniziare a progettare, un designer dovrebbe sapere perché sta progettando.
Qual è il problema?
Cosa dobbiamo comunicare?
A chi?
Su quale supporto?
Quale risultato vogliamo ottenere?
Da queste domande nasce il concept, l’idea centrale intorno alla quale viene costruito il progetto.
Solo successivamente entrano in gioco gli strumenti visivi: immagini, colori, tipografia, proporzioni, spazi bianchi, composizione e rapporto tra testo e immagine.
Ogni scelta dovrebbe avere una ragione.
Un carattere tipografico non viene utilizzato semplicemente perché piace al designer. Un colore non dovrebbe essere scelto soltanto perché è di moda. Un’immagine non dovrebbe comparire soltanto perché rende la composizione più bella.
Tutti questi elementi devono contribuire alla soluzione del problema iniziale.
Nel design, la creatività non elimina i vincoli: lavora attraverso di essi.
Arte e design comunicano in modo diverso
Anche un’opera d’arte comunica.
La differenza non consiste quindi nel dire che l’arte comunica mentre il design no, o viceversa.
Ciò che cambia è soprattutto la natura della comunicazione.
Un’opera può deliberatamente essere ambigua e permettere allo spettatore di costruire una propria interpretazione.
Il design, invece, deve generalmente ridurre l’ambiguità.
Pensiamo a un pittogramma che indica un’uscita di emergenza.
Se metà delle persone interpreta il simbolo in un modo e l’altra metà in maniera differente, difficilmente potremmo considerarlo un buon progetto.
Naturalmente non tutto il graphic design deve essere così immediato.
Una campagna pubblicitaria può provocare, suggerire, utilizzare metafore o richiedere allo spettatore qualche secondo di riflessione.
Ma alla fine il messaggio deve arrivare.
Il design serve il messaggio, non il designer
Ogni designer possiede inevitabilmente una propria sensibilità.
Alcuni professionisti sviluppano nel tempo uno stile così riconoscibile da diventare quasi una firma.
Ma qui emerge un’altra importante differenza tra arte e design.
Lo stile personale del designer non dovrebbe mai diventare più importante del problema che deve risolvere.
Se stiamo progettando l’identità di una banca, di un festival musicale e di un’azienda di giocattoli, utilizzare esattamente lo stesso linguaggio visivo soltanto perché rappresenta il nostro stile potrebbe non essere la scelta migliore.
Il designer deve essere capace di adattare il proprio linguaggio al progetto.
Questo non significa rinunciare alla personalità.
Esistono casi in cui un brand sceglie deliberatamente un creativo proprio perché il suo universo visivo è perfettamente coerente con ciò che vuole comunicare.
Le collaborazioni tra artisti, illustratori, designer e grandi marchi dimostrano continuamente quanto possa essere interessante il territorio in cui arte, design e branding si incontrano.
Il design ha un pubblico
Un’altra differenza fondamentale riguarda il destinatario.
Un artista può certamente pensare al proprio pubblico, ma non è necessariamente obbligato a progettare l’opera sulla base di caratteristiche demografiche o comportamentali precise.
Per un designer, invece, comprendere il destinatario è parte del lavoro.
Età, cultura, interessi, abitudini, contesto geografico e modalità di utilizzo possono influenzare profondamente le scelte progettuali.
Un’identità visiva destinata a bambini non utilizzerà necessariamente lo stesso linguaggio di un brand finanziario.
Un packaging destinato alla grande distribuzione deve affrontare problemi differenti rispetto alla copertina di un libro.
Un’interfaccia destinata a essere utilizzata quotidianamente deve considerare esigenze che un poster pubblicitario può ignorare.
Il design non comunica semplicemente qualcosa: comunica qualcosa a qualcuno.
Il design ha un obiettivo
Un progetto grafico viene realizzato per ottenere un risultato.
Può servire a vendere un prodotto, spiegare un’informazione, identificare un’azienda, orientare le persone all’interno di uno spazio, rendere comprensibili dei dati o distinguere un prodotto dalla concorrenza.
Anche un logo possiede una funzione precisa.
Non nasce soltanto per essere bello.
Deve identificare un’organizzazione, essere riconoscibile, funzionare su supporti differenti e contribuire alla costruzione dell’identità del brand.
Per questo nel design possiamo porci una domanda che nell’arte non sempre ha lo stesso significato:
ha funzionato?
Se conosciamo l’obiettivo iniziale possiamo, almeno in parte, valutare il risultato.
Il design deve rispettare dei vincoli
Esiste poi un elemento che caratterizza profondamente il lavoro del designer: i vincoli.
Budget.
Tempi.
Dimensioni.
Tecnologie.
Materiali.
Normative.
Supporti.
Identità del cliente.
Esigenze del pubblico.
Un designer raramente lavora in una situazione di libertà assoluta.
E questo non rappresenta necessariamente un limite alla creatività.
Molto spesso accade esattamente il contrario.
Trovare una soluzione originale all’interno di una serie di condizioni precise è una delle caratteristiche più interessanti della progettazione.
Il design è, in buona parte, creatività applicata alla soluzione di un problema.
Quindi il design è arte?
Non esiste una risposta universalmente accettata.
I confini possono diventare particolarmente sottili nell’illustrazione, nella tipografia sperimentale, nel poster design, nella moda e in molte altre discipline.
Esistono designer le cui opere vengono esposte nei musei e artisti che lavorano per aziende e marchi commerciali.
Per questo probabilmente sarebbe sbagliato costruire un muro invalicabile tra i due mondi.
Ma dal punto di vista della progettazione professionale esiste una distinzione importante.
L’arte può nascere principalmente dall’esigenza di esprimere. Il design nasce generalmente dall’esigenza di risolvere e comunicare.
Entrambi possono emozionare.
Entrambi possono essere belli.
Entrambi richiedono creatività, cultura visiva, tecnica e sensibilità.
Ma il designer deve confrontarsi con un brief, un pubblico, un messaggio e un obiettivo.
Arte e design: due linguaggi che continuano a incontrarsi
Sostenere che il design non sia arte non significa quindi attribuirgli un valore inferiore.
Significa riconoscere che possiede una propria natura.
Il graphic design utilizza molti degli stessi strumenti dell’arte, ma li organizza intorno a una funzione comunicativa.
E forse la differenza più semplice può essere riassunta così:
l’artista può chiedersi “cosa voglio esprimere?”.
Il designer deve anche chiedersi “cosa deve capire chi guarda?”.
È proprio nello spazio tra queste due domande che arte e design continuano a separarsi, contaminarsi e incontrarsi.