LAVORARE COME LOGO-DESIGNER E VIAGGIARE: LA VITA DEL DESIGNER NOMADE DIGITALE
Lavorare davanti a un computer da Madrid, Roma, Berlino o da una piccola località dall’altra parte del mondo. Per molti professionisti della creatività non è più soltanto un sogno.
Il graphic design è infatti una delle professioni che meglio si adattano al lavoro da remoto. Gran parte dell’attività può essere svolta online e questo permette a un designer di lavorare da casa, collaborare con clienti internazionali o persino trasformarsi in un nomade digitale.
Per un logo designer, un brand designer o un graphic designer freelance, le possibilità sono numerose. Ma poter lavorare da qualsiasi luogo non significa semplicemente avere un computer portatile e una connessione Wi-Fi.
Servono competenze, organizzazione, un buon portfolio e soprattutto la capacità di trovare e gestire clienti anche a distanza.
Vediamo da dove cominciare.
Graphic designer e nomade digitale: è davvero possibile?
Il lavoro del graphic designer è cambiato profondamente con la diffusione degli strumenti digitali e delle piattaforme di collaborazione online.
Un tempo lavorare per un’agenzia o uno studio significava quasi inevitabilmente essere fisicamente presenti in ufficio. Oggi molti progetti possono essere gestiti completamente a distanza.
Brief, riunioni, presentazioni, revisioni e consegna dei file possono avvenire online.
Questo permette a un designer di scegliere strade professionali molto differenti: lavorare come freelance da casa, collaborare a distanza con agenzie e aziende oppure viaggiare continuando a gestire i propri clienti.
Naturalmente la libertà geografica comporta anche maggiori responsabilità: bisogna rispettare scadenze, organizzare il lavoro, comunicare efficacemente con i clienti e mantenere standard professionali indipendentemente dal luogo in cui ci si trova.
Gli strumenti per lavorare come graphic designer da remoto
Uno dei vantaggi del graphic design è che non richiede necessariamente una grande struttura per poter lavorare professionalmente.
L’elemento principale è naturalmente un computer sufficientemente potente per gestire i software utilizzati quotidianamente.
A questo si possono aggiungere, a seconda del tipo di lavoro:
- tavoletta grafica;
- monitor esterno quando possibile;
- sistema di backup;
- archiviazione cloud;
- cuffie e webcam per le riunioni;
- connessione Internet stabile.
Per chi viaggia frequentemente, ridurre l’attrezzatura all’essenziale diventa particolarmente importante.
Il cloud permette inoltre di conservare progetti e documenti senza dover trasportare necessariamente diversi dispositivi di archiviazione.
Ma una regola rimane fondamentale: il lavoro deve sempre essere salvato e protetto con copie di sicurezza.
Quali software deve conoscere un graphic designer?
Gli strumenti dipendono dalla specializzazione.
Un logo designer e un professionista della brand identity lavoreranno soprattutto con programmi di grafica vettoriale, mentre chi si occupa di fotografia, advertising, editoria o digital design avrà esigenze differenti.
Tra i software più utilizzati nel settore troviamo applicazioni per:
- grafica vettoriale;
- fotoritocco;
- impaginazione editoriale;
- prototipazione;
- presentazioni;
- gestione e condivisione dei progetti.
Conoscere programmi come Illustrator, Photoshop o InDesign può essere importante, ma imparare semplicemente a utilizzare un software non significa diventare graphic designer.
Il software è uno strumento. Il vero valore professionale deriva dalla capacità di progettare. E lavorare come graphic designer vuol dire proprio questo.
Quale formazione serve per diventare graphic designer?
Non esiste un unico percorso.
Una laurea in design o comunicazione visiva può offrire basi teoriche e progettuali molto solide e può essere richiesta per determinate posizioni professionali.
Esistono però anche designer che hanno costruito la propria carriera attraverso corsi specialistici, formazione autonoma ed esperienza sul campo.
Ciò che non dovrebbe mai mancare è la conoscenza dei principi fondamentali della progettazione grafica:
tipografia, composizione, colore, gerarchia visiva, proporzioni, branding e comunicazione.
Per un logo designer, inoltre, è fondamentale comprendere che progettare un marchio non significa semplicemente creare un simbolo esteticamente piacevole.
Bisogna conoscere l’azienda, il pubblico, il mercato e i concorrenti prima ancora di iniziare a disegnare.
Il portfolio: il vero biglietto da visita del graphic designer
Titoli di studio e certificazioni possono essere importanti, ma quando un potenziale cliente o un’agenzia deve scegliere un designer c’è qualcosa che spesso pesa ancora di più: il portfolio.
Il portfolio mostra concretamente cosa sapete fare.
Non dovrebbe essere semplicemente una raccolta di immagini, ma una selezione ragionata dei vostri lavori migliori.
Per ogni progetto può essere utile spiegare brevemente:
il problema iniziale, gli obiettivi, il processo progettuale e la soluzione finale.
Mostrare il ragionamento che ha portato al risultato permette infatti di far capire che dietro un logo o un’identità visiva non c’è soltanto gusto estetico, ma un processo di progettazione.
Meglio pochi progetti eccellenti e ben raccontati che decine di lavori mediocri.
Dove trovare lavoro come freelance
Internet permette oggi di entrare in contatto con clienti che possono trovarsi praticamente ovunque.
Esistono piattaforme dedicate ai freelance, siti di offerte di lavoro, network professionali e community creative attraverso cui è possibile trovare nuovi progetti.
Ma affidarsi esclusivamente alle piattaforme freelance può diventare limitante.
Un designer può trovare clienti anche attraverso:
- il proprio sito web;
- LinkedIn e altri network professionali;
- portfolio online;
- social media;
- networking;
- collaborazioni con agenzie;
- contatti diretti con aziende;
- passaparola dei clienti precedenti.
L’obiettivo, soprattutto nel lungo periodo, dovrebbe essere quello di costruire una propria rete di clienti e non dipendere completamente da un’unica piattaforma.
Lavorare per un’azienda straniera come graphic designer
Lavorare all’estero non significa necessariamente trasferirsi.
Molte aziende collaborano con professionisti e team distribuiti in paesi differenti e questo apre opportunità che in passato sarebbero state molto più difficili da raggiungere.
Per cercare lavoro come graphic designer in altri paesi è importante preparare correttamente:
portfolio, curriculum e profilo professionale, preferibilmente anche in inglese quando ci si rivolge al mercato internazionale.
Conoscere bene almeno una lingua straniera, soprattutto l’inglese, può ampliare enormemente le possibilità di collaborazione.
È inoltre utile cercare utilizzando le denominazioni professionali effettivamente utilizzate nel mercato di riferimento: Graphic Designer, Brand Designer, Visual Designer, Logo Designer, Art Director o altre specializzazioni.
Creare un personal brand professionale
Se il vostro lavoro consiste nel costruire l’identità degli altri, inevitabilmente anche la vostra identità professionale parlerà di voi.
Per questo un graphic designer freelance dovrebbe dedicare attenzione al proprio personal branding.
Non significa necessariamente creare un’identità complessa, ma presentarsi in maniera coerente e professionale.
Il proprio logo o marchio personale, il sito web, il portfolio, la fotografia, i profili social e persino il modo in cui vengono scritte le email contribuiscono alla percezione professionale.
Per un designer questo aspetto è ancora più importante: la propria comunicazione è già una dimostrazione delle proprie capacità.
Un sito web può aiutare a trovare nuovi clienti
Avere un proprio sito permette di non dipendere esclusivamente dai social network o dalle piattaforme freelance.
Può diventare il luogo in cui presentare portfolio, servizi, metodo di lavoro, testimonianze e informazioni utili per un potenziale cliente.
Un blog professionale può inoltre contribuire a mostrare competenza e, se costruito con una buona strategia SEO, intercettare persone che stanno cercando proprio i servizi offerti.
In questo modo il sito smette di essere una semplice vetrina e può diventare uno strumento per acquisire nuovi contatti.
Quanto è difficile lavorare come freelance?
Il mondo del graphic design è competitivo.
Saper utilizzare Illustrator o realizzare un logo graficamente piacevole non basta per costruire una professione.
Un freelance deve imparare anche a:
gestire clienti, interpretare brief, presentare proposte, stabilire prezzi, organizzare revisioni, rispettare scadenze e difendere professionalmente le proprie scelte progettuali.
Bisogna quindi essere contemporaneamente designer e imprenditori di se stessi.
È forse questa la parte meno romantica della vita del nomade digitale, ma anche quella che permette di trasformare la libertà di lavorare da qualsiasi luogo in una professione sostenibile.
Lavorare viaggiando: libertà, ma anche organizzazione
L’immagine del designer che lavora con il portatile davanti al mare è sicuramente affascinante, ma racconta soltanto una parte della realtà.
Essere un graphic designer nomade digitale significa anche organizzarsi tra fusi orari, connessioni Internet, scadenze, riunioni con i clienti e luoghi adatti a lavorare con concentrazione.
La vera libertà non consiste semplicemente nel poter lavorare ovunque.
Consiste nel costruire una professione sufficientemente solida da permettervi di scegliere dove lavorare.
E per un graphic designer, oggi, questa possibilità è molto più concreta di quanto lo fosse soltanto pochi anni fa.